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Canalizzazione del 24/05/2020

CONO E IL CANE CARLO

Sentivo che la mia ora si avvicinava, ma non avevo paura.

Piuttosto ero stanco di vivere.

La mia vita si era compiuta, avevo esaudito quasi tutti i miei desideri ed ero consapevole che non avrei avuto altri regali.

Ormai era tutto faticoso, il mio corpo era diventato un peso ingombrante che a stento trascinavo sulle gambe.

Tutte quelle belle illusioni che mi avevano accompagnato negli anni passati, non me le riuscivo più a raccontare.

Sono stato giovane negli anni della speranza, ho vissuto il boom economico, ma ho conosciuto anche la povertà, la fame, il desiderio di tutto.

Ho vissuto sempre nel presente, facendo progetti solo quando ero sicuro di poterli realizzare.

Sono andato quasi sempre sul sicuro e quando sono arrivate le sorprese inaspettate le ho accolte come un dono, quando invece erano imprevisti li ho affrontati facendo finta che non fosse successo niente, perchè nella vita, a parte la morte, tutto passa!

Sono nato al sud, ultimo di 9 figli, in una modesta famiglia di campagna.

Mia madre decideva tutto lei per tutti, mio padre si annegava nel vino, nelle carte e nel dolce far niente.

Odiavo quella vita!

Il suo odore pungente di campagna, di paglia e fieno, di sterco che si disfa sotto al sole, di frutta marcia caduta sulla strada.

Suoni fastidiosi. Il belare insistente delle pecore e i miei piedi nudi e pieni di calli che non potevo coprire nemmeno d’inverno….

Mi ricordo che avevo sempre fame, ma non solo di cibo, avevo fame anche si sapere, di poesia, di letteratura, di belle parole, di libertà, di una vita diversa.

A 17 anni mi sono arruolato.

Son venuto via dal paese in corriera e poi col treno fino a Roma.

Quando sono arrivato ho mandato una cartolina a casa dicendo che non sarei tornato e non me ne sono mai pentito.

Ho fatto tutto quello che potevo per diventare un uomo rispettato e di successo e per avere una famiglia stabile e una carriera sicura con la divisa.

Mi son tolto giorno per giorno tutta la fame che avevo e i segni di tutto questo li ho avuti addosso fino alla fine, ma non importa, era più importante riempire il vuoto ed essere padrone della mia vita.

Quando ho sentito che la morte stava arrivando mi sono lasciato andare in lei. E’ stato un momento dolce, quasi impercettibile.

L’ho vista negli occhi del mio nipotino che mi guardava mentre si indaffarava su di me e ho capito che era arrivato il momento di andare, io ero pronto.

La vita va vissuta fino in fondo, senza rimpianti e senza paura.

Ogni tanto qualcuno di voi mi chiama, sente la mia mancanza e io la sua paura e la sua nostalgia. Allora cerco di gridare forte anche se so che non mi sentite:

“Non avere paura, la soluzione di tutto è sempre dentro di te.

Stai serena e ricordati di me.

Comprati un cane che ti protegga, chiamalo Carlo e portami per sempre nel tuo cuore!”

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